Ho sempre vissuto bene il sesso, sia con gli uomini che con le donne. Il problema, andando avanti negli anni e affinando i miei gusti, è stato accorgermi come per me le misure contassero, ma non nel senso comunemente inteso.
Mi ero trovata bene anche con uomini poco dotati, ma che sapevano usare bene quello che avevano a disposizione, ma mi eccitava la possibilità di toccare e accarezzare un pene sovradimensionato. Non di fare sesso: avrei al massimo provato quello orale, ma la mia conformazione era tale che un pene oltre misura mi avrebbe sicuramente causato dolore, non piacere.
Quindi, il rischio era che mi sarei dovuta tenere la mia voglia, limitandomi a fantasticare e a vedere qualche film di superdotati: finché non avevo iniziato a uscire con Franco. Divertente e libertino, oltre a essere un bell’uomo: e anche bisex, assolutamente insospettabile.
“Non è che tutti gli uomini vogliono per forza scopare: molti sono consci della loro dimensione e diciamo che si possono accontentare. Basta chiedere, no?”
Lui, assolutamente normodotato, la faceva semplice: tanto che mi aveva incuriosito davvero. Gli avevo chiesto come avrei potuto fare, visto che di veri superdotati non ne avevo per le mani.
“Tu, ma io posso venire in aiuto. E anche a me piacciono i superdotati, soprattutto se li posso assaggiare.”
Mi aveva chiesto un po’ di tempo, per poi arrivare una sera, trionfante, con una soluzione che secondo lui era quella perfetta.
“C’è questo mio amico, un po’ più giovane, con cui voglio approfondire da tempo. Ma lui vuole che ci sia anche una donna, si sente meno bisex così. Ed è assolutamente superdotato, l’ho visto nella doccia dopo il calcetto. Non rimarrai, anzi non rimarremo delusi.”
L’idea era buona e mi tentava, inutile negarlo: ma davvero si sarebbe accontentato di essere toccato e forse nulla di più? Mi sembrava quasi strano.
“Stai tranquilla, dove non arrivi tu, ci penserò io.”
Alla fine avevo ceduto, senza fare nemmeno troppa resistenza: mi eccitava da matti anche solo il pensiero di poter toccare quello che finora avevo visto solo nei film pornografici. Avevo cominciato a immaginare come sarebbe stato, per darmi piacere quando ero da sola. E Franco mi aveva dato corda, stimolando la mia fantasia, disegnando scenari perfetti per quella sera.
Che finalmente era arrivata: organizzata proprio a casa di Franco, per farmi sentire più a mio agio. Il suo ospite era arrivato puntuale: un ragazzo assolutamente normale, quasi banale, decisamente troppo magro per i miei gusti.
Però sicuramente intelligente e capace di reggere una conversazione brillante: mi chiedevo come saremmo riusciti a passare allo step successivo. Ma anche in questo Franco era stato più che pronto: a un certo punto, sul maxischermo del suo salotto, erano partite le immagini di un porno anni ottanta, con in primo piano un attore superdotato.
“Il nostro Fabio ti farà vedere come sia meglio dal vivo per certe cose.”
A quelle parole i due uomini si erano spogliati: Fabio era davvero magro, ma decisamente compensava con una dotazione davvero fuori dal comune. E non era ancora del tutto eccitato, anche se aveva cominciato ad accarezzarsi, come un venditore che vuole mostrare la sua merce migliore.
Avevo notato l’espressione di Franco: ero sicura che riflettesse esattamente la mia, di desiderio e lussuria. E per ma anche di curiosità: ero affascinata da quelle dimensioni, soprattutto su un corpo così magro. Avevo voglia davvero di toccare e sentivo l’eccitazione salire, come non mi sarei mai aspettata: non mi era mai successo così velocemente davanti a un film oppure quando giocavo con l’immaginazione.
Avevo iniziato a togliermi i vestiti, ma i miei due compagni erano stati cavalieri: mi avevano aiutato a spogliarmi, facendo scivolare di dosso ogni capo con delicatezza e coprendomi di carezze e di baci leggeri. Tutta la mia attenzione però era concentrata su Fabio: anzi su una sua singola parte.
Mi ero quasi estraniata: in realtà in quel momento non mi interessava chi fosse l’uomo così dotato, che volto avesse. Mi interessava solo quell’enorme giocattolo di cui, tra poco, avrei potuto approfittare.
Dopo avermi spogliato, Franco aveva iniziato a baciarmi e a toccarmi in modo più deciso: erano i nostri accordi, Fabio sarebbe entrato in gioco in maniera attiva solo se lo avessi voluto. E Franco mi aveva detto che era un maestro nell’arte del massaggio.
Per questo mi ero lasciata trasportare verso il letto, sempre senza perdere d’occhio il mio giocattolo di carne. Mi ero lasciata stendere sul copriletto, che probabilmente era già stato preparato ad arte per il massaggio, e mi ero abbandonata a quel massaggio a quattro mani.
L’enorme pene di Fabio era sempre a portata di mano, quindi avevo ceduto alla prima tentazione e avevo iniziato ad accarezzarlo. Era fatto in modo perfetto, dritto, rigido e venoso: ne avevo esplorato ogni centimetro, con delicatezza, mentre lo confrontavo con le dimensioni della mia mano. Era difficile cingerlo tutto: questa consapevolezza mi aveva eccitato ancora di più.
Avevo visto i due uomini scambiarsi uno sguardo d’intesa e il massaggio si era fatto ancora più intenso ed eccitante. Franco si era avvicinato al mio orecchio, sapeva quanto mi piacesse sentire parlare durante il sesso.
“Vedi che bel regalo ti ho fatto? Non è un bel giocattolo? E ci puoi giocare quanto vuoi, basta che ne lasci un po’ per me.”
Avevo riso, ma mi ero eccitata ancora di più: mi sembrava quasi di vedermi da fuori dal corpo, mentre giocavo con quell’attrezzo enorme. E mi immaginavo non solo a toccare, ma anche ad assaggiare quel giocattolo, pur con il rischio di soffocare.
Fabio doveva avermi letto nel pensiero, perché si era spostato in modo che il suo pube fosse proprio all’altezza della mia bocca: dovevo solo girare la testa. E lo avevo fatto, fino a trovarmi davvero a pochi centimetri dall’oggetto delle mie fantasie. Franco mi aveva dato coraggio, con la sua voce suadente.
“Dai su, perché non lo assaggi: vedrai che se inizi non ti andrà più di smettere.”
Avevo aperto la bocca e mi ero fermata per un attimo.
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